Incontro con Biagi

COOPERARE E’ VIVERE MEGLIO

Lunedì 15 aprile abbiamo organizzato per  tutti i soci della nostra  Cooperativa Kirikù una formazione per  rimotivarci nella scelta dello “Stile Cooperativo”.

Cosa significa essere una cooperativa? Quali sfide comporta? Che valori propone? Quale senso può avere in questo momento storico?

Le risposte a queste domande sono fondanti per la scelta di un socio che decide di partecipare a questa avventura. Ci ha accompagnato, con passione e convinzione, nella riflessione il Professor Lorenzo Biagi, direttore di pedagogia e insegnante di Filosofia antropologica allo Iusve.

L’incontro è partito dall’attualità: oggi cooperare non è più un valore riconosciuto. Significa dipendere reciprocamente gli uni dagli altri e organizzarsi in modi che partano dal “bene comune” piuttosto che dal profitto personale. Questa è una modalità messa sempre più in discussione in tutti i campi della conoscenza umana, culturale, sociale, economica ed etica. Occorre pertanto partire dalla grammatica elementare della cooperazione per riscoprire le ragioni profonde della nostra scelta.

Si possono evidenziare due strutture di pensiero diametralmente opposte:
da una parte l’idea del “gene egoista”, una visione su base biologica ma subito passata in forma ideologica in contesti antropologici, sociologici e soprattutto “economici”. In questa visione le persone sono definite “macchine da sopravvivenza”, “robot programmati ciecamente da geni”, con l’unico scopo di riprodurre sé stessi. L’idea alla base è che l’avidità e la tensione a sopraffare l’altro sia un tratto genetico immutabile dell’essere umano.  In parte anche questo ha costituito in ambito economico, l’idea “dell’attore razionale”. In questa struttura di pensiero l’uomo viene totalmente deresponsabilizzato dalle sue azioni, le quali dipendono, per l’appunto, dall’influsso dei geni. Il bene comune scompare e l’unico valore che emerge è il successo personale. Aver bisogno dell’altro sembra significare fragilità e debolezza dalle quali se ne esce da soli e solo “rimboccandosi le maniche”.

Questa visione è stata sconfessata a livello biologico ed etologico: il comportamento geneticamente determinato è all’incirca il trenta percento dei vari comportamenti, il restante è scelta libera, cultura, adattamento; il riflesso nel sociale (che tale teoria ha determinato) è ancora forte e dominante:
la sfida della cooperazione è quindi prima di tutto ANTROPOLOGICA non si può più pensare che gli individui bastino a sé stessi per sopravvivere (paradigma smentito e infelice) ma l’essere vivente per realizzarsi ontologicamente deve rimettere al centro la relazione, per generare un’economia sociale attenta ai bisogni dell’uomo.

Questi valori da un lato sono sotto attacco dalla cultura dominante, dall’altro hanno perso valore direttamente dentro le cooperative. Ripartiamo quindi dalla definizione di Cooperativa Sociale: “associazione autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali. E’ un impresa a proprietà comune democraticamente governata.”
Da questa definizione emergono alcuni punti nodali che devono caratterizzare il nostro agire:

  • La cooperativa deve essere autonoma e non dipendere da alcun altro potere, spingere ad un agire responsabile, mettendo al centro i soci le cui scelte non devono mai essere eterodirette, ma autonome, elaborate e condivise.
  • La volontà di essere soci è centrale: ogni giorno scelgo uno stile cooperativo, non perché è l’unica alternativa ma perché attraverso un lavoro corale e democratico sono protagonista del mio agire, lo posseggo e diviene “mio” il lavoro che svolgo. E’ dalla libera associazione che derivano diritti e doveri.
  • La soddisfazione dei bisogni economico sociali e culturali: il socio in cooperativa non solo trova un ambiente che gli garantisce sostegno nel momento del bisogno, ma gli chiede anche un pensiero critico ed un’elaborazione costante del mondo che lo circonda. Il socio non si può limitare a fare semplicemente il suo “compito” e svolgere le mansioni previste, perché non è un dipendente che vende la sua forza lavoro, ma un co-proprietario che collabora ad una trasformazione sociale.
  • La cooperativa quindi è proprietà dei soci, la possiedono e sono chiamati a trasformarla, incentivarla, elaborarla secondo le proprie aspirazioni e le proprie attitudini.
  • Il valore dell’assemblea: l’assemblea è l’organo sovrano dove ogni socio partecipa portando idee e aspirazioni, generando uno spazio dialogico dove essere protagonista non è una possibilità ma un dovere.

L’assemblea è un organo centrale che permette al socio di governare la cooperativa. Essa elegge il CDA (Consiglio di Amministrazione) che è un organo amministrativo con responsabilità esecutiva. I suoi compiti principali riguardano l’elezione del presidente e la gestione della coop secondo il mandato ricevuto dall’assemblea. Ogni socio può candidarsi al CDA ed ogni socio partecipa alla cooperativa attraverso la gestione d’impresa, la partecipazione allo sviluppo, al rischio di impresa e con le capacità professionali.

Quello che emerge quindi è che la cooperazione è una filosofia di vita, una forma mentis che vuole rispondere all’essenza più profonda dell’essere umano. Non mettere al centro l’individuo ma la relazione, i legami tra persone, un modo di stare al mondo che parte dalla necessità che abbiamo gli uni degli altri. La cooperazione è uno stile di vita e un metodo, è un modo di essere che si sceglie ogni giorno e che comporta un atteggiamento mediato e pensato e che ci permette di “andare oltre “ per sviluppare un mondo migliore a partire dal qui e ora.

Penso che serate come quella che abbiamo organizzato il 15 aprile siano da ripetere e promuovere nella nostra e in ogni cooperativa che, in quanto tale, necessita di entrare sempre più nella logica della relazione e della “Cooperazione”!

Alberto Bonesso

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