Festival2019

EMPATIA PORTAMI VIA

Quando uno mi guarda io alzo la testa”
…con questa frase del filosofo Walter Benjamin va concludendosi il sesto incontro del Festival Filosofico 2019 “Pensare il futuro” che ha visto l’intervento della filosofa Laura Boella sul tema dell’empatia. Già docente ordinario di filosofia morale presso l’università degli studi di Milano non è nuova al tema che va trattando nell’incontro serale.

La Boella esordisce facendo riferimento al fatto che c’è un rinnovato interesse per il fenomeno “Empatia” (stimolata dalle recenti scoperte in ambito neuroscientifico dei cosiddetti “Neuroni a specchio”) dopo l’iniziale “scoperta” filosofica innescato agli inizi del secolo XX dalla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Martin Heidegger, poi però andato sfumando nel corso dei decenni.

Ma cos’è l’empatia? L’empatia, spiega Boella, è prima di tutto un’esperienza. Un’esperienza comune a tutti, a ognuno.
È un’esperienza enigmatica e una possibilità per tutti che possiamo accogliere oppure no; un’esperienza che ci porta a scoprire l’altro, accorgersi della sua esistenza nella nostra vita, di come sta la persona che abbiamo di fronte grazie anche a quella capacità innata e “interetnica” (così la definisce lo psicologo statunitense Paul Ekman, citato dalla Boella) di leggere e capire le emozioni degli altri.
Emozione, ex-movere cioè “muovere fuori” da noi: trasporto nell’emozione e per l’emozione dell’altro che ci avvicina, ma solo se scegliamo di farci muovere fuori da noi. Esperienza empatica dunque è anche partecipazione emotiva, ma ancora non solo questo. Rispondendo alle sollecitazioni dal pubblico la Boella precisa che, per evitare di cadere nell’equivoco dell’empatia come condivisione affettiva, è fondamentale cogliere l’elemento della libertà e della responsabilità individuali.

Il “pizzicotto emozionale” dell’empatia può essere il principio di una relazione d’ascolto, specifica la filosofa, che può avere esiti imprevisti ma che se accolta contiene una speciale volontà di approfondimento dell’altro che va oltre noi e costruisce qualcosa di inedito.

L’empatia è anche esperienza cognitiva in cui entra in gioco, oltre all’intelletto anche l’immaginazione. Esperienza creativa che, se accordata, trova in ognuno di noi un canale unico ed esclusivo.

L’empatia diviene dunque un’esperienza che incide sulla nostra vita personale e che si riverbera nel nostro vivere con gli altri. Tutto il contrario, dunque, di un’esperienza “chiusa”.
Essa può divenire un momento tra il singolo e la comunità e maturare in una vera e propria esperienza politica che può trovare posto in questa civiltà così caratterizzata da polarità opposte (nord-sud, giovani-vecchi, autoctono-straniero,…).
L’empatia può dare l’opportunità e l’onore di generare risposte personali, uniche, alla complessità del mondo, offre di poter legare la sensibilità di ognuno a fenomeni globali ampi e all’apparenza così distanti tra loro, quasi una lente nuova per focalizzare le contraddizioni, i conflitti e le divisioni. Questi sono tutti elementi che ci abitano perché, come specifica la Boella, il problema dell’empatia sta nella difficoltà ad affrontare la differenza di chi sta di fronte; da qui la grande e rischiosa scommessa di  scegliere di stare nell’ empatia.

Altra attenzione è quella di evitare di incappare nell’errore di confondere l’empatia con simpatia perché dobbiamo andare a fondo e non accontentarci del “semplice” ascolto. È necessario scendere nell’altro, assumere le sue stesse espressioni in una sorta di “mimesi empatica” che faccia sentire l’altro più che ascoltato: assunto. Un bisogno e un desiderio di tutti, senza però dimenticarci di noi, senza confonderci nell’altro, ma intensificando le nostre percezioni, proiettandole nella relazione, perché comunque rimaniamo esseri distinti ed è fondamentale il radicamento autentico in noi stessi.
Tutto questo però non viene automatico, precisa Boella: l’empatia è un “esercizio verso l’altro”, l’empatia “viene allenandosi”.
Esperienza inedita e innovatrice, Movimento del singolo “fuori da sé”, Possibilità per e in ognuno, Autenticità dell’esperienza, Traccia possibile da seguire e perseguire, Immaginazione creativa, Assunzione dell’Altro. EMPATIA.

La suggestione che l’intervento della Boella riconsegna è che l’empatia è un’esperienza grande, intima, inesauribile e inesaurita.
Ma anche, l’empatia è una filosofia di vita o una vera e propria modalità di esistere? Tutte e due le cose? Fare per credere!
Allenamento di responsabilità, di libertà, di creatività e, perché no, una “buona” crisi! Da intessere nel nostro quotidiano “di persone” prima che “di operatori nel sociale e nella comunità”. Una crisi “buona” perché permette di vedere e vederci diversi, con uno sguardo nuovo. Cantava Morgan nei gloriosi anni dei Bluvertigo : <<molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità>>.
Quasi “lucida allucinazione”, una presenza cosciente su noi stessi e sul mondo circostante, abitato da persone come noi, che lasciamo entrare nella nostra vita come un fiume in piena…
Quindi è proprio il caso di dire: “Empatia portami via!”.

Manuele Minuzzo

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