Kairos apre le porte: una nuova Comunità Educativa Diurna nel cuore di Montebelluna
Venerdì 18 settembre abbiamo inaugurato la nuova Comunità Educativa Diurna Kairos. Una serata di festa, incontri e gratitudine per aprire ufficialmente un luogo pensato per accompagnare ragazzi, ragazze e famiglie e, insieme a loro, costruire nuove possibilità.
Ci sono momenti che si aspettano a lungo e che, quando finalmente arrivano, hanno il sapore delle cose importanti.
Quello di venerdì 18 settembre è stato uno di questi. Alle 19, in Viale Matteotti 25 a Montebelluna, abbiamo aperto ufficialmente le porte di Kairos, la nuova Comunità Educativa Diurna di Kirikù. Un progetto che arriva dopo circa tre anni di lavori e un investimento complessivo importante, reso possibile anche dal sostegno concreto di aziende, associazioni e cittadini del territorio.
Ad accompagnare il taglio del nastro c’erano davvero tante persone. Famiglie, cittadini, colleghi, amici della cooperativa, realtà associative e rappresentanti delle istituzioni hanno riempito gli spazi della nuova comunità e quelli circostanti. Il bel tempo ci ha regalato una serata piacevole e il clima – quello umano, soprattutto – è stato allegro, informale e partecipato.
Persino i microfoni hanno voluto dare il loro contributo alla serata, decidendo però di non funzionare proprio nel momento del bisogno. Il bello della diretta! Qualche voce un po’ più alta del previsto, qualche sorriso e la festa è continuata senza problemi. In fondo, per inaugurare una comunità educativa servono soprattutto persone che abbiano qualcosa da condividere; il microfono, evidentemente, era facoltativo.
Un luogo che nasce dentro una comunità
La presenza così numerosa dell’Amministrazione comunale di Montebelluna è stata per noi particolarmente significativa, così come quella dei rappresentanti dei servizi e del territorio. Erano presenti, tra gli altri, il sindaco Adalberto Bordin, la vicesindaca Lucrezia Favaro, gli assessori Maria Bortoletto e Andrea Marin, rappresentanti dell’ULSS 2, insieme al parroco Don Antonio Genovese e all’Imam Sallahdine Mourchid dell’Associazione Attawasol APS.
La presenza, nello stesso momento, di amministratori, servizi, realtà religiose diverse, associazioni, imprese e cittadini racconta molto bene ciò che vorremmo fosse Kairos: un luogo aperto, inserito nella città e capace di costruire relazioni.
Perché una Comunità Educativa Diurna non è semplicemente uno spazio in cui trascorrere alcune ore della giornata.
Kairos nasce per affiancare adolescenti e famiglie nei momenti in cui può esserci bisogno di un sostegno in più. Qui ragazzi e ragazze possono incontrare adulti di riferimento, sperimentarsi, studiare, condividere la quotidianità, coltivare interessi, confrontarsi con i coetanei e fare esperienze nel territorio. Il lavoro degli educatori non sostituisce quello delle famiglie: le accompagna, costruendo insieme percorsi e strumenti educativi.
Non vogliamo che un ragazzo venga definito dalle sue difficoltà. Vogliamo che possa essere conosciuto anche – e soprattutto – per ciò che sa fare, per le sue risorse, i suoi desideri e le possibilità che ancora deve scoprire. La Comunità vuole essere uno spazio in cui provare, sbagliare, riprovare e crescere, rimanendo dentro il proprio territorio e utilizzando le opportunità che esso può offrire.
Per questo ci piace pensare a Kairos non come a una “bolla protettiva”, ma come a un porto: un luogo in cui fermarsi, ritrovare qualche punto di riferimento, prepararsi e poi ripartire.
Una casa costruita anche grazie al territorio
Se oggi Kairos può aprire le proprie porte è anche perché attorno a questo progetto si è costruita, nel tempo, una rete straordinaria di persone e realtà che hanno deciso di sostenerlo concretamente.
Tra queste desideriamo rivolgere un ringraziamento davvero speciale a Doimo Cucine, il cui contributo è stato particolarmente importante per la realizzazione della nuova comunità. Doimo ha donato due cucine complete, che oggi rappresentano uno dei cuori della casa.
E non è soltanto una questione di arredi.
In una Comunità Educativa Diurna la cucina è un vero e proprio spazio educativo. È il luogo in cui si prepara qualcosa insieme, si apparecchia, si impara a utilizzare gli strumenti, si condividono responsabilità e piccoli compiti quotidiani. È uno spazio dove un ragazzo può sperimentare autonomia, scoprire di essere capace, sbagliare e riprovare. Ma è anche il luogo in cui ci si siede allo stesso tavolo e si costruiscono relazioni.
Per questo la generosità di Doimo Cucine ha avuto per Kairos un valore particolarmente grande: ha contribuito concretamente a trasformare una struttura in una casa, rendendo gli ambienti più accoglienti, funzionali e vicini all’idea di quotidianità familiare che vogliamo offrire ai ragazzi. La cucina e il grande tavolo sono infatti pensati proprio come spazi centrali della vita della comunità.
Accanto a Doimo sono state tante le realtà che hanno fatto la propria parte: Vibram, i promotori e i partecipanti di Monte Christmas, chi ha scelto di destinare il proprio 5×1000 a Kirikù, chi ha acquistato i nostri prodotti solidali, chi ha partecipato ai laboratori K.Lab, le associazioni, i volontari e moltissimi cittadini. Nel complesso, il territorio ha contribuito in maniera concreta alla realizzazione del progetto.
E proprio questo, forse, è uno dei significati più belli dell’inaugurazione di venerdì.
Kairos è una comunità educativa dedicata ai ragazzi e alle loro famiglie, ma è anche un luogo della città, costruito insieme alla città.
Grazie a chi c’era. E a chi ci sarà.
La serata è durata circa due ore, tra interventi, incontri, visite agli spazi, taglio del nastro e un rinfresco condiviso. Due ore trascorse velocemente, con la sensazione che quella di venerdì non fosse semplicemente la conclusione di un lungo percorso di progettazione e lavori.
Era soprattutto un inizio.
Un grazie va a tutte le istituzioni presenti, ai servizi, a Don Antonio e all’Imam Sallahdine, alla Protezione Civile, alla Pasticceria LD, ai vicini di casa, alle associazioni e alle realtà del territorio, ai colleghi e alle colleghe di Kirikù e, naturalmente, a tutte le persone che hanno scelto di esserci e di condividere con noi questo momento.
Ma il ringraziamento più grande è forse rivolto all’intera comunità che, in questi anni, ha creduto nel progetto.
Perché educare è una responsabilità condivisa. E quando un’azienda dona, un’associazione organizza un’iniziativa, un cittadino partecipa a una raccolta fondi, un’amministrazione sostiene un progetto o semplicemente qualcuno sceglie di esserci, sta dicendo che la crescita dei ragazzi riguarda tutti noi.
Da venerdì le porte di Kairos sono ufficialmente aperte.
Ora viene la parte più importante: riempirlo di quotidianità, relazioni, possibilità, tentativi, risate, qualche errore, nuovi inizi e storie ancora tutte da costruire.
E questa volta, possibilmente, anche con i microfoni funzionanti.
Cooperativa Kirikù

Venerdì 18 settembre abbiamo inaugurato la nuova Comunità Educativa Diurna Kairos. Una serata di festa, incontri e gratitudine per aprire ufficialmente un luogo pensato per accompagnare ragazzi, ragazze e famiglie e, insieme a loro, costruire nuove possibilità.
Ci sono momenti che si aspettano a lungo e che, quando finalmente arrivano, hanno il sapore delle cose importanti.
Quello di venerdì 18 settembre è stato uno di questi. Alle 19, in Viale Matteotti 25 a Montebelluna, abbiamo aperto ufficialmente le porte di Kairos, la nuova Comunità Educativa Diurna di Kirikù. Un progetto che arriva dopo circa tre anni di lavori e un investimento complessivo importante, reso possibile anche dal sostegno concreto di aziende, associazioni e cittadini del territorio.
Ad accompagnare il taglio del nastro c’erano davvero tante persone. Famiglie, cittadini, colleghi, amici della cooperativa, realtà associative e rappresentanti delle istituzioni hanno riempito gli spazi della nuova comunità e quelli circostanti. Il bel tempo ci ha regalato una serata piacevole e il clima – quello umano, soprattutto – è stato allegro, informale e partecipato.
Persino i microfoni hanno voluto dare il loro contributo alla serata, decidendo però di non funzionare proprio nel momento del bisogno. Il bello della diretta! Qualche voce un po’ più alta del previsto, qualche sorriso e la festa è continuata senza problemi. In fondo, per inaugurare una comunità educativa servono soprattutto persone che abbiano qualcosa da condividere; il microfono, evidentemente, era facoltativo.
Un luogo che nasce dentro una comunità
La presenza così numerosa dell’Amministrazione comunale di Montebelluna è stata per noi particolarmente significativa, così come quella dei rappresentanti dei servizi e del territorio. Erano presenti, tra gli altri, il sindaco Adalberto Bordin, la vicesindaca Lucrezia Favaro, gli assessori Maria Bortoletto e Andrea Marin, rappresentanti dell’ULSS 2, insieme al parroco Don Antonio Genovese e all’Imam Sallahdine Mourchid dell’Associazione Attawasol APS.
La presenza, nello stesso momento, di amministratori, servizi, realtà religiose diverse, associazioni, imprese e cittadini racconta molto bene ciò che vorremmo fosse Kairos: un luogo aperto, inserito nella città e capace di costruire relazioni.
Perché una Comunità Educativa Diurna non è semplicemente uno spazio in cui trascorrere alcune ore della giornata.
Kairos nasce per affiancare adolescenti e famiglie nei momenti in cui può esserci bisogno di un sostegno in più. Qui ragazzi e ragazze possono incontrare adulti di riferimento, sperimentarsi, studiare, condividere la quotidianità, coltivare interessi, confrontarsi con i coetanei e fare esperienze nel territorio. Il lavoro degli educatori non sostituisce quello delle famiglie: le accompagna, costruendo insieme percorsi e strumenti educativi.
Non vogliamo che un ragazzo venga definito dalle sue difficoltà. Vogliamo che possa essere conosciuto anche – e soprattutto – per ciò che sa fare, per le sue risorse, i suoi desideri e le possibilità che ancora deve scoprire. La Comunità vuole essere uno spazio in cui provare, sbagliare, riprovare e crescere, rimanendo dentro il proprio territorio e utilizzando le opportunità che esso può offrire.
Per questo ci piace pensare a Kairos non come a una “bolla protettiva”, ma come a un porto: un luogo in cui fermarsi, ritrovare qualche punto di riferimento, prepararsi e poi ripartire.
Una casa costruita anche grazie al territorio
Se oggi Kairos può aprire le proprie porte è anche perché attorno a questo progetto si è costruita, nel tempo, una rete straordinaria di persone e realtà che hanno deciso di sostenerlo concretamente.
Tra queste desideriamo rivolgere un ringraziamento davvero speciale a Doimo Cucine, il cui contributo è stato particolarmente importante per la realizzazione della nuova comunità. Doimo ha donato due cucine complete, che oggi rappresentano uno dei cuori della casa.
E non è soltanto una questione di arredi.
In una Comunità Educativa Diurna la cucina è un vero e proprio spazio educativo. È il luogo in cui si prepara qualcosa insieme, si apparecchia, si impara a utilizzare gli strumenti, si condividono responsabilità e piccoli compiti quotidiani. È uno spazio dove un ragazzo può sperimentare autonomia, scoprire di essere capace, sbagliare e riprovare. Ma è anche il luogo in cui ci si siede allo stesso tavolo e si costruiscono relazioni.
Per questo la generosità di Doimo Cucine ha avuto per Kairos un valore particolarmente grande: ha contribuito concretamente a trasformare una struttura in una casa, rendendo gli ambienti più accoglienti, funzionali e vicini all’idea di quotidianità familiare che vogliamo offrire ai ragazzi. La cucina e il grande tavolo sono infatti pensati proprio come spazi centrali della vita della comunità.
Accanto a Doimo sono state tante le realtà che hanno fatto la propria parte: Vibram, i promotori e i partecipanti di Monte Christmas, chi ha scelto di destinare il proprio 5×1000 a Kirikù, chi ha acquistato i nostri prodotti solidali, chi ha partecipato ai laboratori K.Lab, le associazioni, i volontari e moltissimi cittadini. Nel complesso, il territorio ha contribuito in maniera concreta alla realizzazione del progetto.
E proprio questo, forse, è uno dei significati più belli dell’inaugurazione di venerdì.
Kairos è una comunità educativa dedicata ai ragazzi e alle loro famiglie, ma è anche un luogo della città, costruito insieme alla città.
Grazie a chi c’era. E a chi ci sarà.
La serata è durata circa due ore, tra interventi, incontri, visite agli spazi, taglio del nastro e un rinfresco condiviso. Due ore trascorse velocemente, con la sensazione che quella di venerdì non fosse semplicemente la conclusione di un lungo percorso di progettazione e lavori.
Era soprattutto un inizio.
Un grazie va a tutte le istituzioni presenti, ai servizi, a Don Antonio e all’Imam Sallahdine, alla Protezione Civile, alla Pasticceria LD, ai vicini di casa, alle associazioni e alle realtà del territorio, ai colleghi e alle colleghe di Kirikù e, naturalmente, a tutte le persone che hanno scelto di esserci e di condividere con noi questo momento.
Ma il ringraziamento più grande è forse rivolto all’intera comunità che, in questi anni, ha creduto nel progetto.
Perché educare è una responsabilità condivisa. E quando un’azienda dona, un’associazione organizza un’iniziativa, un cittadino partecipa a una raccolta fondi, un’amministrazione sostiene un progetto o semplicemente qualcuno sceglie di esserci, sta dicendo che la crescita dei ragazzi riguarda tutti noi.
Da venerdì le porte di Kairos sono ufficialmente aperte.
Ora viene la parte più importante: riempirlo di quotidianità, relazioni, possibilità, tentativi, risate, qualche errore, nuovi inizi e storie ancora tutte da costruire.
E questa volta, possibilmente, anche con i microfoni funzionanti.
Cooperativa Kirikù