Festival2019 settserata

Speriamo vincano i curiosi.

Il bambino e il diverso: la paura me la metto in tasca. Questo il titolo dell’incontro sviluppato all’interno del festival filosofico “Pensare il presente” organizzato nella città di Treviso, che quest’anno si è svolto dal 4 al 24 maggio. Giovedì 16 maggio si sono confrontati su questo tema Alberta Basaglia – psicologa e responsabile del servizio partecipazione giovanile e di pace del comune di Venezia, oltre che fondatrice del Centro antiviolenza del capoluogo veneto – Marta Lazzarin e Massimo Carbone.

“Diverso da me”: “Chi sono gli stranieri? I carcerati? Le donne? I bambini? Chi è il diverso?”
A queste domande, che hanno introdotto la serata, si è provato a dare risposta partendo da una storia – Il panettiere Basagliano – inventata all’interno di un progetto con le scuole elementari e i licei del territorio.

Il racconto è quello di due famiglie di panettieri che svolgono la loro attività in modo completamente diverso, dove uno mette in crisi l’altro: infatti se un panettiere vede le diversità e offre ciò che è più adatto ad ogni suo cliente, i fratelli Ristretto, invece, si semplificano la vita facendo prodotti standard a basso costo e a basso rischio (proprio per far chiudere Basagliano).
Questa differenza di prezzo provoca la fine del primo, del quale però, a lungo andare, si sentirà la mancanza perché ognuno, anche solo comprando il pane, si percepiva “unico e speciale” perché l’artigiano che lo preparava aveva in mente la sua originalità e il suo gusto personale.

Nel corso della vita, ad ognuno di noi vengono applicate etichette in vari ambienti e per vari motivi, che creano a volte distanza e incomprensione. Il “diverso da me” è innanzitutto una persona, che esprime la sua diversità, comprensibile solo in una relazione che accoglie, che ha il coraggio di uscire da schemi rassicuranti e “convenienti”, poiché essi estremamente lontani dalla verità di ognuno…che non può essere standardizzata. Siamo persone anche quando alcune caratteristiche appaiono strane ai più, e alcune diversità potrebbero farci sembrare ed etichettare come folli. Solo nella relazione con chi incontriamo, alla reciproca capacità e volontà di capire l’altro e farci accogliere possiamo esprimere noi stessi.
Sempre più spesso, però, di fronte alle differenze mettiamo da parte la curiosità per l’altro e proviamo “paura”, non cercando di capire chi abbiamo davanti. Questa conseguente chiusura, nella sua espressione più estrema, rischia di generare risposte “violente” e produrre esclusione in varie forme.

A soccorrerci in questo bivio tra le due modalità di relazione col diverso arriva lo sguardo “nuovo e coraggioso” che solo un bambino può avere, meno teorico e più pratico. Il bambino che, nella sua fase di crescita, incontra spesso l’emozione della paura riesce a “darle del tu” e a relazionarsi con essa in modo più sereno. La diversità che ci spaventa spesso è proprio il luogo della scoperta e della novità, dello sconosciuto fino al allora, una vera occasione di sperimentarsi e crescere…anche da adulti.

Secondo Alberta Basaglia, di questo sguardo nuovo ne è esempio la rivoluzione portata da suo padre con la legge 182 (appunto Legge Basaglia) che prevedeva la chiusura dei manicomi, promossa da persone che avevano interesse per chi c’era dietro all’etichetta del “malato e sofferente”. La legge voleva essere un modo per rivoluzionare l’assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati, che riconoscessero appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, in quanto persone.
Nel mondo d’oggi, a volte, la diversità è difficilmente tollerata perché apre a delle contraddizioni che spaventano, e getta luce al reciproco bisogno che ognuno ha dell’altro. La relazione ci fa prendere coscienza delle nostre qualità, ma anche dei nostri limiti e può portare a due possibili comportamenti: a chiudersi in essi o a volerli superarle. La curiosità per lo “sconosciuto e nuovo” può creare una città includente, dove gli adulti sanno dialogare con i propri limiti e le contraddizioni presenti, generando uno sguardo arricchente per tutta la comunità.

Dal nostro punto di vista, la serata è stata davvero molto interessante: in uno stile semplice è riuscita ad affrontare temi specifici e complessi, esprimendo un pensiero che è a sostegno non solo per i meri “addetti ai lavori” ma per ogni persona che desidera scoprirsi e crescere nella relazione con sé stesso e con gli altri.

Alberto e Anna

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