Dal Veneto alla Slovenia: l’esperienza di Giulio nello scambio agricolo del progetto NDPD

Il progetto europeo NDPD – Na deželo po delo (“In campagna per lavoro”) nasce con l’obiettivo di riportare l’attenzione dei giovani sui mestieri rurali, oggi a rischio di scomparsa, e di valorizzarne il potenziale in chiave moderna, digitale e sostenibile

L’iniziativa, cofinanziata dal programma Erasmus+, coinvolge partner sloveni e italiani – tra cui la cooperativa Kirikù – ed è rivolta a ragazzi e ragazze tra i 16 e i 30 anni. Il progetto intende mostrare come l’agricoltura, il pastore, il vignaiolo o il guardaparco non siano mestieri “del passato”, ma professioni centrali per il futuro, capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e nuove opportunità di vita nei territori rurali.

All’interno di questo percorso, dal 27 agosto al 2 settembre, Giulio Bonato, 19 anni, di Carbonera (Treviso), ha partecipato a uno scambio in una fattoria situata nel sud-est della Slovenia, dopo aver visitato la fiera internazionale agricola di Agra.
Ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza.

Giulio, puoi presentarti? E spiegarci come mai hai deciso di partecipare al progetto?

Mi chiamo Giulio Bonato, ho 19 anni e vivo a Carbonera, in provincia di Treviso. Attualmente frequento l’IT Fermi-Giorgi, indirizzo biotecnologo, e mi sto preparando a terminare il mio percorso di studi. Nella vita sono una persona curiosa, mi piace mettermi in gioco e provare esperienze nuove, soprattutto se mi permettono di crescere a livello personale e di osservare e immergersi in mondi diversi dal mio.

Ho scelto di partecipare a questo progetto Erasmus perché lo considero un’opportunità unica per imparare, anche se le informazioni riguardo a quello che avrei poi dovuto fare erano scarse e proprio per questo ero un po ‘preoccupato. Infatti non ho un legame diretto e quotidiano con il mondo agricolo, ma i miei nonni ed alcuni miei parenti hanno avuto esperienza in questo settore per gran parte delle loro vite, e i loro racconti a riguardo a  questo genere di vita mi hanno sempre suscitato un certo interesse.

Sono venuto a conoscenza di questa opportunità grazie a un messaggio che mia madre mi ha inoltrato: lo aveva ricevuto da un amico che gliel’aveva consigliata pensando fosse adatta a me. Da subito mi è sembrata un’occasione perfetta per mettermi alla prova.

Che cosa ti ha colpito di più dell’esperienza in fattoria?

Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la possibilità di vivere a contatto diretto con un contesto agricolo autentico, molto diverso da quello a cui ero abituato. Ciò che ho trovato più “appealing” è stato vedere da vicino la gestione concreta della fattoria, il ritmo quotidiano delle attività e l’impegno richiesto per mantenere un’azienda agricola. L’esperienza, nel complesso, la descriverei come formativa e coinvolgente: non è stato un semplice viaggio, ma una vera e propria immersione in un altro modo di vivere e lavorare. Durante la mia permanenza nella fattoria Martinovi, ho avuto modo di partecipare ad attività legate sia alla coltivazione che alla cura degli animali. Inoltre, ho anche dato una mano nel servire i clienti durante i pasti, un’attività che mi ha permesso di interagire con persone provenienti da altri stati. Un altro aspetto che mi è piaciuto è stato l’uso dell’inglese: ho avuto molte occasioni per parlare, allenarlo e di conseguenza migliorare la mia sicurezza comunicativa. Le difficoltà non sono mancate: alcune attività richiedevano abilità pratiche che non avevo mai sperimentato prima. I padroni della fattoria avevano un discreto livello di inglese ma in alcune mansioni che richiedevano l’uso di attrezzi specifici la barriera linguistica si è fatta un po’ sentire. Credo di aver affrontato queste situazioni con spirito di adattamento e chiedendo aiuto quando necessario. In certi momenti ho avuto la sensazione che sarebbe stato utile avere alcune conoscenze di base in più, ma questo non è stato un ostacolo insormontabile, anzi, ha reso l’apprendimento ancora più interessante.

lo scambio in fattoria è stato co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea”

Cosa hai imparato grazie a questo scambio?

Questa esperienza mi ha insegnato molto: sul lavoro agricolo, che richiede dedizione e costanza, è una vita dedicata completamente a quello. Ma anche su me stesso, sulla mia capacità di adattarmi, di lavorare in un contesto nuovo e di relazionarmi con persone di una cultura diversa, anche se in un certo senso simile a quella da cui provengo.

Probabilmente anche perché Veneto e Slovenia sono territori vicini, non ho riscontrato grandi differenze nelle tecniche agricole o nella gestione della fattoria rispetto a quelle che conosco in Italia. L’unica differenza che ho notato riguarda la vendemmia: in Slovenia avviene più tardi che da noi.  Da quello che ho capito si vendemmia più tardi perchè clima e altitudine rallentano la maturazione, e le varietà e gli stili ricercati richiedono più tempo sulla pianta

Com’è stato il rapporto con le persone che ti hanno ospitato?

Le relazioni con le persone che mi hanno ospitato sono cresciute giorno dopo giorno: inizialmente ero un po’ timido e osservatore, ma col tempo ho trovato più facilità nel comunicare e nel condividere esperienze. La mia impressione generale dell’esperienza è stata molto positiva: mi sono sentito accolto, stimolato e valorizzato. Inoltre con il figlio minore del padrone (24 anni) son riuscito fin da subito a creare un rapporto di amicizia tant’è che la sera mi portava fuori in macchina a sagre, locali o a farmi vedere la zona.

I benefici sono stati molti: a livello personale ho guadagnato sicurezza e apertura mentale; a livello professionale ho acquisito competenze e conoscenze pratiche che potranno essermi utili in futuro, anche se non credo che lavorerò direttamente in agricoltura ma mi ha permesso di osservare da vicino come si gestisce e si manda avanti un’azienda: un aspetto che considero prezioso per il mio futuro.

Sì, considero questa esperienza preziosa, perché mi ha fatto crescere e mi ha lasciato insegnamenti che vanno oltre l’aspetto pratico.

Il progetto europeo NDPD – Na deželo po delo (“In campagna per lavoro”) nasce con l’obiettivo di riportare l’attenzione dei giovani sui mestieri rurali, oggi a rischio di scomparsa, e di valorizzarne il potenziale in chiave moderna, digitale e sostenibile

L’iniziativa, cofinanziata dal programma Erasmus+, coinvolge partner sloveni e italiani – tra cui la cooperativa Kirikù – ed è rivolta a ragazzi e ragazze tra i 16 e i 30 anni. Il progetto intende mostrare come l’agricoltura, il pastore, il vignaiolo o il guardaparco non siano mestieri “del passato”, ma professioni centrali per il futuro, capaci di coniugare innovazione, sostenibilità e nuove opportunità di vita nei territori rurali.

All’interno di questo percorso, dal 27 agosto al 2 settembre, Giulio Bonato, 19 anni, di Carbonera (Treviso), ha partecipato a uno scambio in una fattoria situata nel sud-est della Slovenia, dopo aver visitato la fiera internazionale agricola di Agra.
Ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza.

Giulio, puoi presentarti? E spiegarci come mai hai deciso di partecipare al progetto?

Mi chiamo Giulio Bonato, ho 19 anni e vivo a Carbonera, in provincia di Treviso. Attualmente frequento l’IT Fermi-Giorgi, indirizzo biotecnologo, e mi sto preparando a terminare il mio percorso di studi. Nella vita sono una persona curiosa, mi piace mettermi in gioco e provare esperienze nuove, soprattutto se mi permettono di crescere a livello personale e di osservare e immergersi in mondi diversi dal mio.

Ho scelto di partecipare a questo progetto Erasmus perché lo considero un’opportunità unica per imparare, anche se le informazioni riguardo a quello che avrei poi dovuto fare erano scarse e proprio per questo ero un po ‘preoccupato. Infatti non ho un legame diretto e quotidiano con il mondo agricolo, ma i miei nonni ed alcuni miei parenti hanno avuto esperienza in questo settore per gran parte delle loro vite, e i loro racconti a riguardo a  questo genere di vita mi hanno sempre suscitato un certo interesse.

Sono venuto a conoscenza di questa opportunità grazie a un messaggio che mia madre mi ha inoltrato: lo aveva ricevuto da un amico che gliel’aveva consigliata pensando fosse adatta a me. Da subito mi è sembrata un’occasione perfetta per mettermi alla prova.

Che cosa ti ha colpito di più dell’esperienza in fattoria?

Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la possibilità di vivere a contatto diretto con un contesto agricolo autentico, molto diverso da quello a cui ero abituato. Ciò che ho trovato più “appealing” è stato vedere da vicino la gestione concreta della fattoria, il ritmo quotidiano delle attività e l’impegno richiesto per mantenere un’azienda agricola. L’esperienza, nel complesso, la descriverei come formativa e coinvolgente: non è stato un semplice viaggio, ma una vera e propria immersione in un altro modo di vivere e lavorare. Durante la mia permanenza nella fattoria Martinovi, ho avuto modo di partecipare ad attività legate sia alla coltivazione che alla cura degli animali. Inoltre, ho anche dato una mano nel servire i clienti durante i pasti, un’attività che mi ha permesso di interagire con persone provenienti da altri stati. Un altro aspetto che mi è piaciuto è stato l’uso dell’inglese: ho avuto molte occasioni per parlare, allenarlo e di conseguenza migliorare la mia sicurezza comunicativa. Le difficoltà non sono mancate: alcune attività richiedevano abilità pratiche che non avevo mai sperimentato prima. I padroni della fattoria avevano un discreto livello di inglese ma in alcune mansioni che richiedevano l’uso di attrezzi specifici la barriera linguistica si è fatta un po’ sentire. Credo di aver affrontato queste situazioni con spirito di adattamento e chiedendo aiuto quando necessario. In certi momenti ho avuto la sensazione che sarebbe stato utile avere alcune conoscenze di base in più, ma questo non è stato un ostacolo insormontabile, anzi, ha reso l’apprendimento ancora più interessante.

lo scambio in fattoria è stato co-finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea”

Cosa hai imparato grazie a questo scambio?

Questa esperienza mi ha insegnato molto: sul lavoro agricolo, che richiede dedizione e costanza, è una vita dedicata completamente a quello. Ma anche su me stesso, sulla mia capacità di adattarmi, di lavorare in un contesto nuovo e di relazionarmi con persone di una cultura diversa, anche se in un certo senso simile a quella da cui provengo.

Probabilmente anche perché Veneto e Slovenia sono territori vicini, non ho riscontrato grandi differenze nelle tecniche agricole o nella gestione della fattoria rispetto a quelle che conosco in Italia. L’unica differenza che ho notato riguarda la vendemmia: in Slovenia avviene più tardi che da noi.  Da quello che ho capito si vendemmia più tardi perchè clima e altitudine rallentano la maturazione, e le varietà e gli stili ricercati richiedono più tempo sulla pianta

Com’è stato il rapporto con le persone che ti hanno ospitato?

Le relazioni con le persone che mi hanno ospitato sono cresciute giorno dopo giorno: inizialmente ero un po’ timido e osservatore, ma col tempo ho trovato più facilità nel comunicare e nel condividere esperienze. La mia impressione generale dell’esperienza è stata molto positiva: mi sono sentito accolto, stimolato e valorizzato. Inoltre con il figlio minore del padrone (24 anni) son riuscito fin da subito a creare un rapporto di amicizia tant’è che la sera mi portava fuori in macchina a sagre, locali o a farmi vedere la zona.

I benefici sono stati molti: a livello personale ho guadagnato sicurezza e apertura mentale; a livello professionale ho acquisito competenze e conoscenze pratiche che potranno essermi utili in futuro, anche se non credo che lavorerò direttamente in agricoltura ma mi ha permesso di osservare da vicino come si gestisce e si manda avanti un’azienda: un aspetto che considero prezioso per il mio futuro.

Sì, considero questa esperienza preziosa, perché mi ha fatto crescere e mi ha lasciato insegnamenti che vanno oltre l’aspetto pratico.