Le esperienze dal campo rivelano ciò di cui hanno bisogno i giovani agricoltori, pastori, viticoltori e guardiaparco.
Persone — 07.11.2025
Katarina Žakelj | Dijana Čataković Biagi | CIPRA Slovenia
Nell’ambito del progetto internazionale Na deželo po delo – Rivitalizzazione delle professioni rurali europee –, abbiamo condotto una serie di interviste approfondite per esplorare le esigenze dei giovani che lavorano in agricoltura, viticoltura, pastorizia e sorveglianza ambientale, sia nelle aree rurali della Slovenia che del Nord Italia.
L’obiettivo era comprendere meglio esperienze, bisogni e ostacoli nelle professioni che sono fondamentali per mantenere vivo il territorio rurale.
Sfide comuni tra i giovani dei quattro settori
Le interviste mostrano difficoltà sorprendentemente simili tra le diverse categorie professionali:
- Accesso difficile a terra, capitale ed equipaggiamento di base – aspetti finanziari, procedure burocratiche complesse e mancanza di mentorship ostacolano spesso l’ingresso nella professione.
- Ampio divario tra teoria e pratica e forte bisogno di formazione pratica – i giovani chiedono più competenze applicate in agroecologia, imprenditorialità, gestione finanziaria, marketing e conoscenza della legislazione. Le abilità pratiche sono percepite come molto più utili della teoria astratta.
- Reti di supporto poco sviluppate e mancanza di sostegno strutturato – un sistema di supporto stabile faciliterebbe notevolmente il passaggio dalla formazione al lavoro.
Situazione nei singoli settori
Giovani agricoltori
Molti entrano nel settore crescendo in una famiglia agricola, altri arrivano da percorsi formativi completamente diversi. Chi ha un’istruzione formale segnala una grande mancanza di competenze pratiche, come imprenditorialità, finanza, marketing, organizzazione del lavoro, progettazione e comunicazione con la comunità.
L’avviare un’azienda agricola equivale spesso a partire quasi da zero, con difficoltà legate al capitale iniziale, al tempo, al personale e all’equilibrio tra vita privata e professionalità. Gli effetti del cambiamento climatico e la volatilità dei mercati rendono il lavoro ancora più impegnativo.
Gli strumenti digitali sono utili per pianificazione e comunicazione, ma i giovani sottolineano che la tecnologia non può sostituire le competenze pratiche fondamentali. Vedono però la digitalizzazione come un’opportunità per migliorare organizzazione, ottimizzare i processi e aumentare la produttività.
Nonostante la forte motivazione, i giovani agricoltori affrontano spesso sovraccarico di lavoro e mancanza di tempo, e desiderano un maggiore riconoscimento sociale. Gran parte delle competenze vengono acquisite in modo informale: chiedono quindi più sostegno in termini di formazione, consulenza, accesso ai fondi e sistemi più flessibili per sviluppare approcci innovativi.
Giovani pastori
Si tratta di una professione rara tra i giovani, come dimostra il basso numero di candidature nelle comunità agrarie. Chi svolge il mestiere proviene quasi sempre da contesti agricoli e ha esperienza con gli animali, anche se non esiste un percorso formale di formazione per pastori in Slovenia.
Sottolineano che i programmi scolastici agricoli offrono troppo poca pratica e che il pastore si forma soprattutto sul campo, affiancato da un mentore: ogni pascolo di montagna ha caratteristiche, accessi e condizioni molto diverse.
Le difficoltà principali includono: sveglie molto presto, intenso lavoro fisico, scarsa conoscenza iniziale del territorio e la collaborazione con gli allevatori proprietari del bestiame.
Il mestiere è poco riconosciuto socialmente, il lavoro è stagionale e spesso legato alla partita IVA, con conseguente precarietà.
Usano strumenti digitali soprattutto per orientamento, meteo e comunicazione, e propongono come innovazione utile la localizzazione GPS degli animali.
Viticoltori
Come gli agricoltori, la maggior parte inizia da giovane, spesso in famiglia. Anche quando hanno una formazione specifica, percepiscono comunque una carenza di competenze pratiche.
Tra le sfide principali indicano:
- burocrazia pesante
- mancanza di manodopera e risorse finanziarie
- effetti del cambiamento climatico
- pressione dei grandi produttori
- necessità di bilanciare sostenibilità ambientale ed economica
Usano strumenti digitali, ma incontrano limiti legati ai costi e alla disponibilità della tecnologia. Considerano però la digitalizzazione una grande opportunità per migliorare qualità, tracciabilità e organizzazione.
Desiderano corsi più pratici, maggiore collaborazione con cantine e imprenditori, migliori competenze linguistiche e possibilità di conseguire titoli professionali come sommelier. Avvertono un forte divario tra teoria e imprevedibilità del lavoro sul campo, e sottolineano quindi l’importanza di una formazione continua, degli aspetti agro economici e della partecipazione a conferenze specialistiche.
Danno grande importanza alla conservazione della tradizione vitivinicola e al ruolo delle cooperative e delle associazioni locali.
Giovani guardie forestali
È una professione poco diffusa tra i giovani, anche se richiede alta formazione e una profonda comprensione dei sistemi naturali. Dopo gli studi, i giovani continuano a formarsi attraverso corsi, mentorship e iniziative personali, ma trovano un forte divario tra la teoria e la pratica, soprattutto nelle procedure amministrative e nel lavoro con le persone.
Utilizzano regolarmente strumenti digitali come GIS, droni e banche dati ambientali, ma chiedono sistemi più efficienti per monitoraggio, analisi e gestione normativa.
Tra le sfide principali:
- legislazione rigida
- lavoro fisicamente impegnativo
- poteri limitati
- complessità nella comunicazione dei risultati
Nonostante un livello di istruzione adeguato o superiore, segnalano scarsa esperienza pratica all’inizio della carriera, soprattutto in ambito burocratico, progettuale e comunicativo. Ritengono fondamentali ulteriori competenze in normativa, monitoraggio della biodiversità e comunicazione efficace con diversi stakeholder.
Utilizzano spesso programmi Erasmus+, workshop e formazioni professionali, e fanno forte affidamento sulle reti di supporto formate da colleghi, parchi naturali, associazioni professionali e comunità locali.
Cosa dicono i giovani?
“Sono molto soddisfatta del mio lavoro. È una professione in cui si impara continuamente e in cui ho molte opportunità di sperimentare e ottimizzare i processi. Per me l’agricoltura biologica è uno studio infinito – prima sul campo, poi nei libri, nelle ricerche scientifiche, nelle analisi, nella raccolta dati e nei confronti con i colleghi.” — giovane agricoltrice
“Nel mestiere di pastore è fondamentale la formazione con tanta pratica e imparare sul campo e dagli allevatori esperti. Conoscere bene il territorio è essenziale, perché ogni pascolo è diverso e ha caratteristiche proprie. Ho imparato di più dai pastori con anni di esperienza e dagli abitanti locali che hanno condiviso il loro sapere. Questo apprendimento pratico è, per me, incomparabilmente migliore della teoria.” — giovane pastora
“Bisogna ristabilire il contatto con la terra e la natura. Ai bambini e ai ragazzi va mostrato cosa significa vivere in una fattoria e come possiamo convivere con la natura. È una professione che va rispettata e preservata, ed è fondamentale che le politiche vengano sviluppate da chi ha un contatto diretto con questo settore.” — giovane viticoltore
“I giovani devono essere coinvolti nelle attività sul campo, per conoscere i mestieri, vedere come si lavora e venirne affascinati. Possiamo farlo tramite progetti di volontariato o lavori studenteschi, l’importante è portarli sul campo.” — giovane guardiaparco
Prossimi passi
I risultati raccolti saranno utili a tutti i giovani coinvolti nel progetto: hanno potuto comprendere quali competenze servono, dove acquistarle e con chi connettersi; hanno avuto una visione concreta della quotidianità dei vari mestieri e delle possibili evoluzioni per rispondere alle esigenze contemporanee.
Le evidenze saranno utili anche alle organizzazioni partner, sostenendo i loro sforzi per mantenere vivi i territori rurali.
Il progetto Na deželo po delo – Rivitalizzazione delle professioni rurali europee è cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea

Persone — 07.11.2025
Katarina Žakelj | Dijana Čataković Biagi | CIPRA Slovenia
Nell’ambito del progetto internazionale Na deželo po delo – Rivitalizzazione delle professioni rurali europee –, abbiamo condotto una serie di interviste approfondite per esplorare le esigenze dei giovani che lavorano in agricoltura, viticoltura, pastorizia e sorveglianza ambientale, sia nelle aree rurali della Slovenia che del Nord Italia.
L’obiettivo era comprendere meglio esperienze, bisogni e ostacoli nelle professioni che sono fondamentali per mantenere vivo il territorio rurale.
Sfide comuni tra i giovani dei quattro settori
Le interviste mostrano difficoltà sorprendentemente simili tra le diverse categorie professionali:
- Accesso difficile a terra, capitale ed equipaggiamento di base – aspetti finanziari, procedure burocratiche complesse e mancanza di mentorship ostacolano spesso l’ingresso nella professione.
- Ampio divario tra teoria e pratica e forte bisogno di formazione pratica – i giovani chiedono più competenze applicate in agroecologia, imprenditorialità, gestione finanziaria, marketing e conoscenza della legislazione. Le abilità pratiche sono percepite come molto più utili della teoria astratta.
- Reti di supporto poco sviluppate e mancanza di sostegno strutturato – un sistema di supporto stabile faciliterebbe notevolmente il passaggio dalla formazione al lavoro.
Situazione nei singoli settori
Giovani agricoltori
Molti entrano nel settore crescendo in una famiglia agricola, altri arrivano da percorsi formativi completamente diversi. Chi ha un’istruzione formale segnala una grande mancanza di competenze pratiche, come imprenditorialità, finanza, marketing, organizzazione del lavoro, progettazione e comunicazione con la comunità.
L’avviare un’azienda agricola equivale spesso a partire quasi da zero, con difficoltà legate al capitale iniziale, al tempo, al personale e all’equilibrio tra vita privata e professionalità. Gli effetti del cambiamento climatico e la volatilità dei mercati rendono il lavoro ancora più impegnativo.
Gli strumenti digitali sono utili per pianificazione e comunicazione, ma i giovani sottolineano che la tecnologia non può sostituire le competenze pratiche fondamentali. Vedono però la digitalizzazione come un’opportunità per migliorare organizzazione, ottimizzare i processi e aumentare la produttività.
Nonostante la forte motivazione, i giovani agricoltori affrontano spesso sovraccarico di lavoro e mancanza di tempo, e desiderano un maggiore riconoscimento sociale. Gran parte delle competenze vengono acquisite in modo informale: chiedono quindi più sostegno in termini di formazione, consulenza, accesso ai fondi e sistemi più flessibili per sviluppare approcci innovativi.
Giovani pastori
Si tratta di una professione rara tra i giovani, come dimostra il basso numero di candidature nelle comunità agrarie. Chi svolge il mestiere proviene quasi sempre da contesti agricoli e ha esperienza con gli animali, anche se non esiste un percorso formale di formazione per pastori in Slovenia.
Sottolineano che i programmi scolastici agricoli offrono troppo poca pratica e che il pastore si forma soprattutto sul campo, affiancato da un mentore: ogni pascolo di montagna ha caratteristiche, accessi e condizioni molto diverse.
Le difficoltà principali includono: sveglie molto presto, intenso lavoro fisico, scarsa conoscenza iniziale del territorio e la collaborazione con gli allevatori proprietari del bestiame.
Il mestiere è poco riconosciuto socialmente, il lavoro è stagionale e spesso legato alla partita IVA, con conseguente precarietà.
Usano strumenti digitali soprattutto per orientamento, meteo e comunicazione, e propongono come innovazione utile la localizzazione GPS degli animali.
Viticoltori
Come gli agricoltori, la maggior parte inizia da giovane, spesso in famiglia. Anche quando hanno una formazione specifica, percepiscono comunque una carenza di competenze pratiche.
Tra le sfide principali indicano:
- burocrazia pesante
- mancanza di manodopera e risorse finanziarie
- effetti del cambiamento climatico
- pressione dei grandi produttori
- necessità di bilanciare sostenibilità ambientale ed economica
Usano strumenti digitali, ma incontrano limiti legati ai costi e alla disponibilità della tecnologia. Considerano però la digitalizzazione una grande opportunità per migliorare qualità, tracciabilità e organizzazione.
Desiderano corsi più pratici, maggiore collaborazione con cantine e imprenditori, migliori competenze linguistiche e possibilità di conseguire titoli professionali come sommelier. Avvertono un forte divario tra teoria e imprevedibilità del lavoro sul campo, e sottolineano quindi l’importanza di una formazione continua, degli aspetti agro economici e della partecipazione a conferenze specialistiche.
Danno grande importanza alla conservazione della tradizione vitivinicola e al ruolo delle cooperative e delle associazioni locali.
Giovani guardie forestali
È una professione poco diffusa tra i giovani, anche se richiede alta formazione e una profonda comprensione dei sistemi naturali. Dopo gli studi, i giovani continuano a formarsi attraverso corsi, mentorship e iniziative personali, ma trovano un forte divario tra la teoria e la pratica, soprattutto nelle procedure amministrative e nel lavoro con le persone.
Utilizzano regolarmente strumenti digitali come GIS, droni e banche dati ambientali, ma chiedono sistemi più efficienti per monitoraggio, analisi e gestione normativa.
Tra le sfide principali:
- legislazione rigida
- lavoro fisicamente impegnativo
- poteri limitati
- complessità nella comunicazione dei risultati
Nonostante un livello di istruzione adeguato o superiore, segnalano scarsa esperienza pratica all’inizio della carriera, soprattutto in ambito burocratico, progettuale e comunicativo. Ritengono fondamentali ulteriori competenze in normativa, monitoraggio della biodiversità e comunicazione efficace con diversi stakeholder.
Utilizzano spesso programmi Erasmus+, workshop e formazioni professionali, e fanno forte affidamento sulle reti di supporto formate da colleghi, parchi naturali, associazioni professionali e comunità locali.
Cosa dicono i giovani?
“Sono molto soddisfatta del mio lavoro. È una professione in cui si impara continuamente e in cui ho molte opportunità di sperimentare e ottimizzare i processi. Per me l’agricoltura biologica è uno studio infinito – prima sul campo, poi nei libri, nelle ricerche scientifiche, nelle analisi, nella raccolta dati e nei confronti con i colleghi.” — giovane agricoltrice
“Nel mestiere di pastore è fondamentale la formazione con tanta pratica e imparare sul campo e dagli allevatori esperti. Conoscere bene il territorio è essenziale, perché ogni pascolo è diverso e ha caratteristiche proprie. Ho imparato di più dai pastori con anni di esperienza e dagli abitanti locali che hanno condiviso il loro sapere. Questo apprendimento pratico è, per me, incomparabilmente migliore della teoria.” — giovane pastora
“Bisogna ristabilire il contatto con la terra e la natura. Ai bambini e ai ragazzi va mostrato cosa significa vivere in una fattoria e come possiamo convivere con la natura. È una professione che va rispettata e preservata, ed è fondamentale che le politiche vengano sviluppate da chi ha un contatto diretto con questo settore.” — giovane viticoltore
“I giovani devono essere coinvolti nelle attività sul campo, per conoscere i mestieri, vedere come si lavora e venirne affascinati. Possiamo farlo tramite progetti di volontariato o lavori studenteschi, l’importante è portarli sul campo.” — giovane guardiaparco
Prossimi passi
I risultati raccolti saranno utili a tutti i giovani coinvolti nel progetto: hanno potuto comprendere quali competenze servono, dove acquistarle e con chi connettersi; hanno avuto una visione concreta della quotidianità dei vari mestieri e delle possibili evoluzioni per rispondere alle esigenze contemporanee.
Le evidenze saranno utili anche alle organizzazioni partner, sostenendo i loro sforzi per mantenere vivi i territori rurali.
Il progetto Na deželo po delo – Rivitalizzazione delle professioni rurali europee è cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea